Restituzione alla Nigeria di beni culturali sottratti al Regno del Benin
RSI, Radiogiornale, 1 luglio 2026, intervista di Maria Jannuzzi - Il servizio inizia al minuto 18:07
In che misura il trasferimento di questi beni all’Oba, anziché allo Stato, ai musei pubblici, modifica il senso politico e culturale della restituzione?
La regola è chiara: se non esiste un proprietario privato evidente, la restituzione va fatta allo Stato. Qui la situazione è più complessa, perché entra in gioco la dimensione tribale, il ruolo storico dell'Oba come autorità del Regno del Benin. Ma proprio per questo dobbiamo essere cauti:
- una volta che i beni tornano alla Nigeria, è la Nigeria — come Stato — a decidere se affidarli all'Oba, a un museo nazionale, a un'istituzione locale.
- Non spetta a noi, da Paese che restituisce, dettare anche questa fase.
- Sarebbe paternalistico continuare a decidere "per loro" anche dopo la restituzione.
- La restituzione vera finisce quando lasciamo andare anche il controllo su cosa succede dopo. E questo è giusto così.
Come interpreta le critiche di chi mette in discussione la restituzione stessa, richiamando il legame dei bronzi con la tratta degli schiavi, e se queste posizioni rimettano in causa il principio della restituzione oppure segnalino un dibattito ancora incompleto?
Critiche legate alla tratta degli schiavi — risposta (~40 sec)
Qui, devo dirlo chiaramente: Si mettono insieme capre e cavoli. Sono due capitoli storici diversi:
- Da una parte la provenienza coloniale violenta dei bronzi, sottratti durante la spedizione punitiva britannica del 1897;
- Dall'altra la tratta atlantica degli schiavi, in cui il Regno del Benin ebbe effettivamente un ruolo.
Sono entrambi temi seri, che meritano di essere affrontati — ma separatamente:
- Usare l'uno per delegittimare l'altro non fa avanzare né la giustizia storica sulla schiavitù, né la restituzione dei beni culturali.
- È un argomento che confonde più che chiarire.
- In poche parole: Facciamo l'uno senza tralasciare l'altro – restiuiamo e lasciamo ai discendenti del Regno del Benin a rielaborare il loro passato. Senza che noi ci ficchiamo il naso.
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